CUBA all’ONU – Le minacce e i ricatti non ci strapperanno nessuna concessione

Intervento di Bruno Rodríguez Parrilla, Ministro Relazioni Estere di Cuba, nell’Assemblea Generale ONU  –NewYork, 28 settembre 2019

Signor Presidente,

(…) Denuncio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il Governo degli Stati Uniti ha messo in atto negli ultimi mesi misure criminali, non convenzionali, per impedire la consegna al nostro Paese di combustibile, proveniente da diversi mercati, con minacce e ricatti alle compagnie di trasporto, ai Paesi in cui sono registrate, alle imprese d’assicurazione.  

In conseguenza, abbiamo affrontato severe difficoltà per garantire il rifornimento di combustibile quotidianamente necessario al nostro Paese, cosa che ci ha obbligato ad adottare misure temporanee d’emergenza, possibili solo in una nazione organizzata, con un popolo unito e solidale, disposto a difendersi dall’aggressione straniera e a preservare la giustizia sociale conquistata.

Nell’ultimo anno il Governo statunitense ha incrementato qualitativamente le sue misure d’ostilità e di blocco contro Cuba.

Ha imposto ostacoli addizionali al commercio estero e aumentato le misure vessatorie per impedire le nostre relazioni bancarie e finanziarie con il resto del mondo. Ha limitato all’estremo i viaggi e qualsiasi interazione tra il nostro popolo e quello statunitense, nonché le relazioni dei cubani che vivono negli Stati Uniti con la propria patria.

La strategia dell’imperialismo contro Cuba è guidata dall’infame memorandum firmato nel 1960 dal vice Segretario di Stato Léster Mallory:

Non esiste un’opposizione politica reale (…)  L’unico modo possibile per far perdere l’appoggio al Governo cubano è provocare sfiducia e delusione attraverso le ristrettezze economiche e il malessere (…)  Dobbiamo mettere in campo rapidamente tutti i sistemi possibili per debilitare la vita economica (…) negando a Cuba liquidità e rifornimenti per ridurre i salari nominali e reali, con l’obiettivo di provocare fame, disperazione e la caduta del Governo”.

L’illecita Legge Helms-Burton del 1996 guida la condotta aggressiva degli Stati Uniti contro Cuba.  E’ la sfacciata pretesa di mettere in discussione il diritto alla libera determinazione e all’indipendenza della nazione cubana.

Prevede anche l’imposizione dell’autorità legale statunitense e la giurisdizione dei suoi tribunali sulle relazioni commerciali e finanziarie con Cuba di qualsiasi Paese, calpestando il Diritto Internazionale, la giurisdizione nazionale e di terzi Stati, stabilendo un presunto primato della legge e della volontà politica degli Stati Uniti al disopra di tutto.

Il blocco economico, commerciale e finanziario continua ad essere il principale ostacolo allo sviluppo del nostro Paese e al processo di attualizzazione del Modello Socialista di Sviluppo Economico e Sociale che abbiamo tracciato.  (…)

Ogni anno gli Stati Uniti stanziano decine di milioni di dollari del bilancio federale alla sovversione politica, con l’intento di confondere e fiaccare l’unità del nostro popolo: una campagna organizzata e orientata a screditare la Rivoluzione, i suoi dirigenti, la sua gloriosa eredità storica, a denigrare le politiche economiche e sociali a favore dello sviluppo e la giustizia, a distruggere le idee del socialismo.

Lo scorso giovedì 26 il Dipartimento di Stato, basandosi su grossolane calunnie, ha annunciato che il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, non potrà ricevere il visto d’entrata negli USA. Si tratta di un’azione senza effetto pratico, che serve solo ad oltraggiare la dignità di Cuba e i sentimenti del nostro popolo.(…). Le aperte e offensive falsità (…) riflettono la bassezza e la putrefazione cui è giunto il Governo statunitense, affogato nella corruzione, nella menzogna e nell’immoralità.

Tutte queste sono azioni che feriscono il Diritto Internazionale e violano la Carta delle Nazioni Unite.

Il più recente pretesto, ribadito qui lo scorso martedì 24 dal Presidente Donald Trump, sarebbe la colpa di Cuba per il fallimento del piano di abbattimento del Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Per non riconoscere la prodezza del popolo venezuelano, i portavoce yankees utilizzano a ripetizione la infame calunnia secondo cui il nostro Paese avrebbe “da 20.000 a 25.000 militari in Venezuela”, e “l’imperialismo cubano controlla” quel Paese.

Pochi minuti prima il Presidente del Brasile, utilizzando il libretto delle falsità scritto da Washington, aveva alzato la cifra a “60.000 militari” cubani in Venezuela.

Nella sua ossessione anticubana, l’attuale Governo degli Stati Uniti, con l’eco brasiliana, attacca la cooperazione medica internazionale di Cuba con decine di Paesi in via di sviluppo, rivolta alle comunità più emarginate, basata sulla solidarietà e disponibilità volontaria di centinaia di migliaia di professionisti cubani, cooperazione avviata sulla base di accordi firmati con i Governi di questi Paesi e che gode da molti anni del riconoscimento dell’ONU e della OMS (…).

Di conseguenza, molte comunità brasiliane sono state private del servizio di salute gratuito e di qualità che prestavano migliaia di professionisti cubani nel programma “Más Médicos”.

Non sono mancate in questo periodo le minacce ed anche i ricatti più sfacciati (…) perché il nostro Paese tradisca i suoi princìpi e i suoi impegni internazionali in cambio di petrolio a condizioni preferenziali e dubbie amicizie.

Commemorando il 60º anniversario del trionfo rivoluzionario, con il quale noi cubani abbiamo conquistato la vera e definitiva indipendenza, il Primo Segretario, Raúl Castro, ha detto: «…noi cubani siamo preparati per resistere in uno scenario di confronto, che non desideriamo, mentre speriamo che le menti più equilibrate del Governo nordamericano lo possano evitare».

Abbiamo ribadito che anche nelle circostanze attuali non rinunciamo alla volontà di sviluppare relazioni civili con gli Stati Uniti, basate sul rispetto reciproco e riconoscimento delle nostre profonde differenze. Sappiamo che questo è il desiderio del nostro popolo e il sentimento della maggior parte degli statunitensi e dei cubani che vivono in quel Paese.

Confermo d’altro lato che l’aggressione economica, per quanto dura sia, le minacce e i ricatti, non ci strapperanno una sola concessione.

Chi conosce la storia dei cubani nella lunga lotta per ottenere l’emancipazione e nella ferma difesa della libertà e della giustizia, capirà senza equivoci il peso, la sincerità e l’autorevolezza di queste convinzioni e asserzioni del nostro popolo.

Signor  Presidente,

La relazione bilaterale tra Cuba e il Venezuela si basa sul rispetto reciproco e la vera solidarietà. Sosteniamo senza dubbi di sorta il Governo legittimo presieduto dal compagno Nicolás Maduro Moros e dall’Unione Civico-Militare del popolo bolivariano e chavista.

Condanniamo la condotta del Governo degli Stati Uniti contro il Venezuela, centrata sulla promozione di colpi di Stato, uccisioni di presidenti, guerra economica e sabotaggi elettrici. Condanniamo l’applicazione di severe misure coercitive unilaterali e l’appropriazione di fondi depositati all’estero, di imprese ed introiti per esportazioni. Azioni che sono una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regionali e un’aggressione diretta al popolo venezuelano che si vuol piegare con gli strumenti più crudeli.

Chiamiamo tutti a prendere coscienza di questi fatti, a reclamare la fine di queste misure, a respingere l’uso della forza, a stimolare il dialogo rispettoso sulla base del Diritto Internazionale e dell’ordine costituzionale di quel Paese.

Pochi giorni fa gli Stati Uniti e un pugno di Paesi hanno deciso di riattivare l’obsoleto Trattato Interamericano d’Assistenza Reciproca che prevede l’utilizzo della forza militare. È un’assurda decisione che rappresenta una retrocessione storica (…) e mira a giustificare, con un artificio legale, l’intervento negli affari interni della Repubblica Bolivariana del Venezuela.  (…)

La decisione degli Stati Uniti di resuscitare la funesta Dottrina Monroe ha lo stesso significato, uno strumento di dominio dell’imperialismo sotto il quale avvennero in Nuestra America invasioni militari, colpi di Stato, dittature militari e i crimini più orrendi.

Come pochi giorni fa in questa Assemblea, il Presidente USA è solito attaccare il socialismo (…), a fini chiaramente elettorali, mentre promuove un’intolleranza maccartista contro coloro che credono nella possibilità di un mondo migliore ed hanno la speranza di vivere in pace, in armonia sostenibile con la natura e in solidarietà con gli altri.

Il presidente Trump ignora o pretende di nascondere che il capitalismo neoliberale è responsabile della crescente disuguaglianza economica e sociale di cui oggi soffrono anche le società più sviluppate e che fomenta la corruzione, l’emarginazione sociale, l’aumento della criminalità, l’intolleranza razziale e la xenofobia; e dimentica o non riconosce che il fascismo, l’apartheid e l’imperialismo sono sorti dal capitalismo.

Il Governo degli Stati Uniti guida una grossolana persecuzione contro leaders politici e movimenti popolari e sociali, usando campagne di calunnie e processi giudiziari scandalosamente strumentalizzati (…) per rovesciare quelle politiche che, grazie al controllo sovrano sulle risorse naturali e l’eliminazione graduale delle differenze sociali, hanno costruito società più giuste e solidali, che hanno rappresentato (…) una speranza per i popoli d’America.

Così hanno fatto con l‘ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, del quale reclamiamo la liberazione.

Condanniamo i tentativi diretti da Washington per destabilizzare il Nicaragua, e ribadiamo l’immutata solidarietà con il presidente Daniel Ortega.

(…)

Signor Presidente,

La condotta dell’attuale Governo degli Stati Uniti e la sua strategia di dominio militare e nucleare costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali.

Mantiene quasi 800 basi militari in tutto il mondo.  Avanza progetti di militarizzazione dello spazio extraterrestre e del ciberspazio, così come l’uso segreto e illegale delle tecnologie dell’informazione e le comunicazioni per aggredire altri Stati. L’uscita degli USA dal Trattato sulle Forze Nucleari di Portata Mediana e l’immediato inizio di prove di missili di portata media aprono una nuova corsa alle armi. (…)

Ribadiamo l’appoggio assoluto a una soluzione (…) del conflitto israelo-palestinese, sulla base della creazione di due Stati, (…) con le frontiere precedenti al 1967 e Gerusalemme orientale come capitale. (…)  Condanniamo la violenza delle forze d’Israele e le minacce d’annessione dei territori della Cisgiordania occupata.

Appoggiamo una soluzione negoziata della situazione imposta in Siria, senza ingerenze esterne, con pieno rispetto alla sua sovranità e integrità territoriale. (…)

Esprimiamo la nostra solidarietà alla Repubblica Islamica dell’Iran davanti all’escalation dell’aggressività degli Stati Uniti. (…)

Diamo il benvenuto al processo di dialogo intercoreano. (…) Condanniamo energicamente le sanzioni unilaterali contro la Repubblica Popolare Democratica della Corea.

La continua espansione della NATO davanti alle frontiere della Russia provoca seri pericoli aggravati dall’imposizione di sanzioni arbitrarie, che respingiamo.

Signor Presidente,

Appoggiamo con ammirazione l’appello delle recenti marce dei giovani. Il cambio climatico, che già presenta alcuni effetti irreversibili, minaccia la sopravvivenza di tutti e in particolare dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo.

Il capitalismo è insostenibile. I suoi indici irrazionali di produzione e consumo, la crescente e ingiusta concentrazione della ricchezza sono le minacce principali all’equilibrio ecologico del pianeta. Non ci sarà sviluppo sostenibile senza giustizia sociale.

Il trattamento speciale e differenziato per i Paesi del Sud nelle relazioni economiche internazionali non può continuare ad essere  evitato. (…)

Signor Presidente,

Prolifera la corruzione di sistemi politici e modelli elettorali e la loro crescente distanza dalle volontà dei popoli. Poderose ed elitarie minoranze, in particolare le corporations mondiali, decidono della natura e composizione di Governi, Parlamenti ed istituzioni che amministrano la giustizia e applicano la legge.

Dopo il fallimento della pretesa di sottomettere il Consiglio dei Diritti Umani, il Governo USA ha scelto di abbandonarlo, per ostacolare ancora di più il dialogo e la cooperazione internazionali sul tema.

Ma non è una notizia che ci deve sorprendere.

Gli Stati Uniti sono un Paese dove i diritti umani si violano in modo sistematico e spesso in maniera deliberata e flagrante.

Nel 2018 sono morte in questo paese 36.383 persone -cento al giorno–, per l’uso di armi da fuoco, mentre il Governo ne protegge i fabbricanti, alla faccia della sicurezza dei cittadini.

Muoiono ogni anno per problemi cardiaci 91.757 statunitensi, per mancanza di adeguata assistenza sanitaria. La mortalità infantile e materna tra gli afro-americani è il doppio di quella della popolazione bianca.

Non hanno assicurazione medica né accesso ai servizi di salute 28milioni di cittadini statunitensi. In 32 milioni non possono leggere né scrivere funzionalmente  (…)

Si capisce così perché il Presidente si occupa d’attaccare il socialismo.

Rifiutiamo la strumentalizzazione, le mire punitive e la disparità di trattamento nelle questioni sui diritti umani. Cuba manterrà il suo impegno perché siano garantiti a tutti gli individui e a tutti i popoli tutti i diritti umani, ed in particolare la pace, la vita, lo sviluppo e la libera determinazione.

Dobbiamo impedire che s’imponga un modello culturale unico, totalitario e schiavizzante, che distorce le culture nazionali, le identità, la storia, la memoria, i simboli, occultando i laceranti problemi strutturali del capitalismo.

Il capitale digitale lavora nello stesso senso: concentra la proprietà dei dati digitali, sfrutta l’identità, l’informazione e la conoscenza e minaccia la libertà e la democrazia.

Abbiamo bisogno di forme di pensiero alternativo, umanista e anti-egemonico, di una decisa azione politica per articolare la mobilitazione popolare nella rete, nelle strade e nelle urne.

Gli Stati indipendenti hanno bisogno di esercitare sovranità sul ciberspazio, abbandonare i miraggi delle cosiddette “società in rete” e democratizzare il governo di Internet.

Signor Presidente,

Il pensiero poderoso e universale dell’Apostolo dell’indipendenza, José Martí, continua ad ispirare i cubani delle nuove generazioni. Le sue parole (…) oggi hanno uno speciale rilievo: «…dare la mia vita per il mio paese e per il mio dovere (…) d’impedire in tempo, con l’indipendenza di Cuba, che gli Stati Uniti s’estendano sulle Antille e ricadano con più forza sulle nostre terre d’America».

Una forza simile l’esprimono  le parole di Antonio Maceo, che nel 1888 scrisse: “Chi cerchi d’impadronirsi di Cuba raccoglierà solo la polvere del suo suolo annegato nel sangue, se non muore prima nella lotta!»

Questa è la stessa e unica Rivoluzione Cubana comandata da Fidel Castro Ruz e oggi guidata dal Primo Segretario Raúl Castro e dal Presidente Miguel Díaz-Canel.

E a chi ancora oggi pretende di far arrendere la Rivoluzione Cubana, o spera che le nuove generazioni di cubane e cubani tradiscano il loro passato e rinuncino al loro futuro, noi ripetiamo con l’impeto di Fidel:

Patria o Morte!

Vinceremo!

(estratto da Cubaminrex – informacion@granmai.cu)

Traduzione e sottolineature AsiCubaUmbria

 

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