𝗥𝗔𝗜 – 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗼 𝘂𝗻 𝗯𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗿𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗹𝗲?

Nonostante l’abitudine che dovremmo avere acquisito agli spot pubblicitari dei nostri media –presentati con gran umorismo come servizi giornalistici- e soprattutto nella Rai italiana, non si riesce a non restare stupiti dal #TG1 dello scorso giovedì, che, titolando “black-out elettrico, fame, repressione” annuncia il “reportage esclusivo” della propria inviata a L’Avana, certa Monia Venturini, munita di –attenzione attenzione- “telecamere nascoste”…

Ci saremmo anche stancati di dar puntualizzazioni, precisazioni, informazioni circonstanziate a chi meriterebbe solo scappellotti, come uno scolaro perdutamente somaro… quindi ci limitiamo all’ironia! E voi giornalettisti limitatevi a registrare il fatto ormai palese a tutti: l’informazione vera cui si rivolgono sempre più cittadini è quella libera veramente, quella in rete, mentre voi continuate ad essere solo guitti a ciò pagati da imprenditori privati o, come nel caso della RAI, da oligarchi che si sono appropriati di un bene pubblico.

La signora registra, anche se, poverina, non ha avuto tempo per capire quel che vedeva, le code per ritirare quanto distribuito dalla “tarjeta” –dice lei- (termine che in realtà a Cuba significa carta di credito, confondendola con la “libreta”, sorta di tessera annonaria che assegna alle famiglie generi di prima necessità a prezzi politici), ovviamente non sa cosa significhi la cosa, né ovviamente sa nulla sulle importazioni rese impossibili dal sistema USA di strangolamento dell’economia cubana.

Parla di “clima pesantissimo di paura e di forte controllo” mentre piazza il microfono sulla faccia di cubani palesemente esperti solo di “lavoro” coi turisti… “il popolo non ce la fa…manca tutto”… lo Stato comunista arriva a chiedere al PAM pane e latte: buffa la signora giornalista, quando Cuba offre alla OMS medici e infermieri per Haiti o i tanti altri buchi neri (ed anche a capitalismo trionfante) dell’umanità, l’apporto umano e scientifico dello “Stato comunista” è ignorato, quando non riesce a comprare e vendere sul mercato supposto libero torna la colpa del comunismo.

Suggeriamo una sana domanda alla giornalettista: come mai Cuba non riesce a commerciare con il mondo? Come mai non riesce a fare una qualsiasi transazione finanziaria tramite i circuiti bancari? Se la signora si volesse applicare scoprirebbe che -oh meraviglia- da più di sessant’anni la legge USA persegue chiunque si azzardi a vendere/comprare/investire a Cuba, mentre le banche rifiutano qualsiasi operazione, pena il pagamento di strabilianti multe ai soliti democratici USA. E l’Assemblea dell’ONU condanna tutti gli anni questa pratica genocidaria, con i soli voti contrari di USA e Israele.

Ma tutti tranquilli, una gigantesca petroliera russa è arrivata sulle coste cubane, il “primo mondo” non è più così indispensabile, Cuba troverà come relazionarsi col mondo alternativo che sta nascendo, senza spoliazione coloniale. E sarà un mondo di pari, fondato sulla cooperazione e il reciproco profitto.

Infine viene la voglia di sapere quanto sia costata la passeggiata a #Cuba degli inviati della RAI per il loro “servizio esclusivo”.

Perugia, 31 marzo 2024

#asicubaumbria

CUBA: PATRIA E CULTURA IN RIVOLUZIONE

MARTEDI’ 20 FEBBRAIO 2024 h.17 – libreria FELTRINELLI, Perugia


VIVIAMO UN TEMPO DI FEROCE, IMPUDICA DIMOSTRAZIONE DELLA VERA FACCIA DEL COLONIALISMO, con la UE e l’Italia esecutori genuflessi… GUARDARE A CUBA E AI SUOI STRUMENTI PER DIFENDERSI DALLO STESSO MOSTRO CI STIMOLA E CI AIUTA
Abbiamo l’onore di avere a PERUGIA il saggista e storico cubano ERNESTO LIMIA DIAZ, in Italia per la presentazione di questa sua opera, finalmente tradotta.
SE VOGLIAMO CAPIRE E DIFENDERE LA RIVOLUZIONE CUBANA questo è un testo imperdibile: una panoramica delle svariate azioni di destabilizzazione e “cambio di regime” attuate a Cuba, e delle organizzazioni statunitensi (USAID, NED ecc.) coinvolte sul campo, spesso come copertura della CIA; come i think tank al servizio dell’egemonia statunitense abbiano rinnovato e perfezionato le loro formule, dall’eversione ideologica contro l’URSS, alle attuali rivoluzioni colorate.
Patria e cultura in Rivoluzione ci parla di come si è formata la nazionalità cubana: la cultura come asse portante a contrasto della dominazione coloniale spagnola e dell’ostinata pretesa degli USA di impadronirsi dell’isola: una guerra progettata per decenni nei laboratori ideologici dell’impero più potente che la storia abbia mai conosciuto.
Infine, smaschera il piano per creare un’opposizione interna, che sembri più presentabile di quella tradizionale -terroristica e sanguinaria-, composta preferibilmente da “artisti”, mercenari e arrampicatori in cerca di visibilità mediatica. Un’operazione che avviene intenzionalmente in un momento molto difficile per la vita quotidiana dei cubani, sotto gli effetti del blocco nella sua versione più feroce: punta a un’esplosione sociale che dovrebbe promuovere l’intervento militare diretto degli USA.

CHE CUBA CON IL SUO POPOLO STIA RESISTENDO A 60 ANNI DI STRANGOLAMENTO PRODOTTO DAL BLOCCO E’ MERITO DELLA CONOSCENZA STORICA, DELLA COSCIENZA DI SE’, IN UNA PAROLA: DELLA CULTURA (bella lezione per i nostri popoli colonizzati culturalmente e ridotti a marionette).

Ben lo espresse Fidel : QUESTA E’ UNA BATTAGLIA DI IDEE, E LA VINCEREMO CON LE IDEE
APPUNTAMENTO MARTEDI’ 20 FEBBRAIO 2024 h.17 – libreria FELTRINELLI, piazza della Repubblica-Perugia

Fermare il genocidio – Solidarietà internazionale e rispetto del popolo palestinese

Sabato 20 Gennaio
Ore 17.30 incontro al Cinema Postmodernissimo con Ali Rashid
Ore 20.30 cena in sostegno della Mezza Luna Rossa a Gaza allo spazio popolare Rude Grifo
Info e prenotazioni 3204317327

MEDICI PALESTINESI della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM) de L’AVANA scrivono al Presidente MIGUEL DIAZ-CANEL

MEDICI PALESTINESI della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM) de L’AVANA scrivono al Presidente MIGUEL DIAZ-CANEL:


Compagno Miguel Díaz-Canel, riceva i nostri saluti rivoluzionari.
Sulla base delle profonde e solide relazioni militanti e storiche che uniscono il grande popolo cubano e il combattente popolo palestinese, ribadiamo la nostra gratitudine a lei come Primo Segretario del PCC e avanguardia dell’eredità del Comandante Fidel Castro Ruz. Grazie a lui e al popolo cubano, oggi abbiamo migliaia di professionisti della salute che forniscono servizi e concretizzano umanità e socialismo, onorando l’eredità del nostro Comandante per un mondo migliore.
Cuba conosce la realtà della Palestina occupata, soprattutto della Striscia di Gaza, trasformata dal regime sionista in un enorme campo di concentramento (…). L’esercito dell’occupazione ha messo fuori servizio 25 ospedali e bombardato un’ambulanza all’ingresso dell’ospedale Al Shifa, lo ha preso d’assalto (…), ha fucilato decine di membri del personale sanitario e ne ha feriti altri, lasciando decine di martiri, tra cui neonati prematuri le cui vite dipendevano dalle incubatrici. (…)
Ieri il mio collega Fayez, un medico laureato all’ELAM, che ora lavora nell’ospedale di Awda, nel nord della Striscia, ha inviato un sms e cito: “Watan, sto bene, sono ancora vivo, i miei colleghi stanno bene, l’occupazione ha trasformato la minaccia in un fatto reale e ha bombardato l’ospedale, non so se hai visto le immagini, ci sono 9 feriti tra i nostri colleghi, ma ti ripeto che stiamo bene, e non riusciranno a sconfiggerci. Sono, come dicevamo una volta, un palestinese-cubano, quindi immagina chi hanno di fronte”.
Questo regime sionista coloniale, sostenuto dall’imperialismo occidentale come suo braccio in Medio Oriente, sta commettendo un massacro in diretta televisiva, da 75 anni commette massacri: crediamo che non ci siano parole per descrivere il sentimento di impotenza e sgomento che prova ogni essere libero in questo mondo. Il nostro rigetto dell’imperialismo e del sionismo è immenso ed è ciò che fa crescere la nostra volontà e il nostro spirito combattivo, generazione dopo generazione, e la fiducia che la vittoria sarà nostra. Cito una frase di George Habash, fondatore e primo segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina:
“Gli aerei nemici possono bombardare le nostre città e i nostri campi e uccidere bambini, vecchi e donne, ma non possono uccidere in noi la volontà di combattere “.
Come leader rivoluzionario e uomo pieno di sensibilità umana, lei immaginerà il dolore e la preoccupazione che proviamo per il nostro popolo, per le nostre famiglie e per i nostri compagni e colleghi medici, che stanno soffrendo per lo sfinimento fisico e lo stress emotivo di fronte allo spietato massacro degli ultimi 40 giorni.
Le scrivo questa lettera a nome mio e dei laureati a Cuba, palestinesi e non, e anche a nome di tutti coloro che si identificano con i palestinesi, e che negli ultimi giorni mi hanno contattato per sostenere la nostra decisione: non solo verbalmente, ma accompagnandoci nell’eventualità di formare una Brigata Medica composta da laureati, per sostenere le squadre mediche nella Striscia di Gaza. Sappiamo che possiamo contare con migliaia di professionisti della salute provenienti da ogni angolo del mondo e pronti ad andare a Gaza, ma noi come medici formati dalla Rivoluzione cubana, come medici di scienza e coscienza, abbiamo il dovere di prendere l’iniziativa. Le parole e i discorsi violenti non fanno cadere i cacciabombardieri né proteggono i bambini.
Noi sì, è un nostro dovere e un nostro diritto. Dobbiamo essere il piccolo motore che muove il grande motore della storia.
Noi che stiamo ancora studiando la specialità chiederemo un congedo e ci impegneremo a prenderci cura di noi stessi e rimanere in vita per tornare a Cuba e finire la specialità, onorando il nostro impegno di divenire specialisti formati dall’eroica Rivoluzione cubana, per poter continuare a servire il nostro popolo palestinese e le cause giuste del mondo.
Grazie a Cuba ho imparato che il più grande concetto di cittadinanza è l’internazionalismo attuato dalla Rivoluzione.

LUNGA VITA ALLA PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE
VIVA CUBA
VIVA LA SOLIDARIETÀ TRA I POPOLI
Watan Jamil Alabed
specializzando in pediatria presso l’Ospedale Juan Manuel Marquez

16 novembre 2023 (da cubaenresumen.org)

L’intervento della figlia di Che Guevara al funerale dei reporter di Al Mayadeen

La figlia di Che Guevara al funerale dei reporter di Al Mayadeen (Libano) uccisi da Israele:

“Sono discendente di chi ha combattuto per la Resistenza. Ho sempre saputo che nella guerra giusta, o si trionfa o si muore. Ma non ho mai visto un nemico con così tanta brutalità e orribile codardia, da sterminare non i suoi avversari in combattimento, ma i loro i bambini e le loro famiglie…

Continueremo a resistere e a combattere fino alla vittoria. Perché sarà sempre o Patria o Morte. Riusciremo sicuramente a prevalere.”

… Dai post del Coordinamento di Solidarietà con Cuba

CSC – Coordinamento di Solidarietà con Cuba

Il Coordinamento di Solidarietà con Cuba dice no al terrorismo imperialista contro l’isola della revolución.

Più attuali che mai le parole di Fidel su Israele

Il 25 novembre 2016 ci lasciava un gigante della storia: Fidel Castro. Lo vogliamo ricordare con queste parole, più attuali più che mai: “La base di una pace giusta nella regione inizia con il ritiro totale e incondizionato di Israele da tutti i territori arabi occupati e implica per il popolo palestinese la restituzione di tutti i territori occupati e il recupero dei propri diritti nazionali inalienabili, compreso il diritto al ritorno in patria e all’autodeterminazione. […] Espulsi dalla propria patria, dispersi nel mondo, perseguitati e assassinati, gli eroici palestinesi costituiscono un esempio impressionante di altruismo e di patriottismo, e sono il simbolo vivente del più grande crimine del nostro tempo” Discorso pronunciato alla XXXIV Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 12 ottobre 1979

Mariela Castro Espín: “Palestina è, e sarà sempre terra araba”

Un intervento magistrale di Mariela Castro Espín, dove si respira Cuba, fatta di intelligenza, forza e cuore. Un intervento con cui si rimettono al posto giusto le definizioni (terrorismo, antisemitismo…).

LA DITTATURA SIONISTA DELLO STATO TERRORISTA DI ISRxxx NON SARÀ PERDONATA

In meno di un mese, il bombardamento dell’esercito israxzxz sulla popolazione inerme di Gaza ha ucciso più di 8.000 persone e ne ha ferite più di 20.000, la maggior parte delle quali bambine adolescenti, donne (…)

Hanno distrutto ospedali, scuole, case e centri religiosi, con la convinzione che l’unico palestinese buono sia il palestinese morto. Quanta crudeltà e cinismo caratterizzano il regime sionista di Isrxcx. Con il pretesto di punire la resistenza palestinese, uccidono le madri e i loro figli.

L’antisemitismo contro la Palestina perpetrato dallo Stato terrorista di Isrxzxz risponde solo agli interessi economici e geopolitici della dominazione imperialista, guidata dagli USA con il vile e inaccettabile sostegno della UE.

In un momento di tale dolore, sono solidale con il popolo palestinese e mi unisco alla richiesta mondiale di porre immediatamente fine al genocidio di Gaza.

Mi unisco a tutte le voci che si levano contro l’usurpazione coloniale dei territori palestinesi, la persecuzione crudele e spietata dei loro cittadini.

È tempo di chiedere il rilascio dei prigionieri palestinesi per garantire la liberazione dei soldati israXZXZZ rapiti.

Sono anche solidale con le persone di fede ebraica, che affrontano il sionismo con dignità e coraggio in tutto il mondo. Mi unisco a coloro che condannano le violazioni del diritto internazionale da parte dello Stato di Israxzxzz e grido: Non in nostro nome, Palestina dal fiume al mare.

In questi terribili giorni di genocidio a Gaza, mi ha commosso sentire il tenero suono della parola habibi (mio amore) tra i singhiozzi dei bambini che baciano i loro cari per l’ultima volta, insieme alle scene strazianti di madri, padri, fratelli, operatori sanitari che piangono disperati per le vite innocenti strappate dalla barbarie sionista.

L’umanità prova un dolore incurabile e un’indignazione che brucia ogni giorno.

La dittatura sionista dello Stato terrorista di Israxcxzz non sarà perdonata né da Dio né dall’umanità. Il popolo non dimenticherà la codardia dei leader che si sono opposti alla cessazione del genocidio a Gaza quando è stata approvata da una risoluzione delle Nazioni Unite.

La Palestina è e sarà sempre una terra araba, insieme ai cristiani e agli ebrei originari. I suoi martiri risorgeranno dalle ceneri per continuare a lottare per la piena sovranità palestinese e per la pace nel mondo.

Chiedo di dedicare ogni giorno un minuto di silenzio per le vittime di Gaza, per i martiri del sionismo e degli eccessi dell’imperialismo.

Chiedo a tutte le donne di unire le loro voci per la pace in Palestina. Il mondo è al fianco della Palestina, l’umanità desidera la pace.

Chi si alza oggi con la Palestina, si alza per tutti i tempi.

La Palestina vincerà.

Contro il blocco degli USA, Cuba VIVE e RESISTE!

187 PAESI DICONO NO AL BLOCCO CONTRO CUBA

Per la 31esima volta durante la sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU è stato dibattuta la Risoluzione presentata da Cuba intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario promosso dagli USA contro Cuba”.

Durante i due giorni in cui si è dibattuta la risoluzione, le nazioni intervenute hanno ribadito in maniera compatta la necessità che il blocco venga una volta per tutte abolito.

(…) Hanno affermato con fermezza che il blocco contro Cuba viola la Carta delle Nazioni Unite, provoca sofferenze alla popolazione dell’isola, ed è una misura ingiusta emanata in un momento storico oramai passato, è contrario al diritto internazionale, ed impedisce lo sviluppo economico dell’isola, l’extraterritorialità del blocco impedisce ai paesi terzi di commerciare con Cuba. Infine: è una misura immorale.

Durante il dibattito è stato inoltre sottolineato come Cuba sia stata inserita senza motivi evidenti nella lista redatta dagli USA dei paesi patrocinatori del terrorismo, che assieme alle numerose norme che regolano il blocco impedisce ulteriormente lo sviluppo economico dell’isola.

Il blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba è stato introdotto dagli Stati Uniti nel febbraio 1962 in risposta alla decisione dell’isola di dichiararsi socialista. Il blocco a cui Cuba è sottoposta condiziona in modo determinante lo sviluppo economico e sociale dell’isola e colpisce in modo diretto tutti i campi economici e sociali della vita del popolo cubano:

la sanità, l’istruzione, la cultura, il turismo, le telecomunicazioni, l’economia, la finanza e molto altro. Inoltre l’extraterrittorialità del blocco colpisce pure la nazioni che intendono liberamente commerciare ed avere relazioni economiche con l’isola caraibica perché gli Stati Uniti si arrogano il diritto di sanzionare chiunque non rispetti le leggi del loro blocco. In pratica se un’impresa, una banca di un paese terzo ha relazioni commerciali con Cuba violando quindi le leggi del blocco, gli USA possono applicare sanzioni e multe.

Alla votazione dell’anno scorso, il 3 novembre 2022, hanno partecipato 189 nazioni delle quali 185 hanno votato a favore della cancellazione del blocco, Stati Uniti ed il sodale Israele hanno votato come al solito contro, Ucraina e Brasile si sono astenuti.

Alla votazione di oggi hanno partecipato 190 paesi dei quali 187 hanno espresso voto favorevole alla fine del blocco contro Cuba, gli USA ed il figlioccio Israele, come previsto, hanno votato contro mentre l’Ucraina del pagliaccio Zelensky si è astenuta.

Niente di nuovo dato che da 31 anni in questa votazione la stragrande maggioranza dei paesi del mondo chiedono agli USA di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba. Da 31 anni poi non succede nulla perché la Risoluzione non è vincolante e quindi gli USA possono far finta che nulla sia accaduto, quindi da domani, come del resto accade dal 1992, tutto resterà come prima ovvero il blocco e le sue misure coercitive resteranno in vigore.

In ogni caso la votazione favorevole di 187 paesi è l’ennesimo risultato positivo per Cuba e soprattutto certifica che gli USA possono contare solo sul loro figlioccio Israele per sostenere il vigente blocco: tutto il mondo ha detto no alle politiche sanzionatorie statunitensi.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info